"Sibilla" di Nizzo De Curtis

   

Sibilla” di, Nizzo De Curtis, opera composta nel 1993, apparentemente si presenta come un mosaico greco-romano, con soli tasselli bianchi e neri, invece è un semplice dipinto, realizzato però con grande maestria. L’intero significato del quadro è riassunto unicamente nel titolo, infatti, rappresenta la predizione dell’eruzione del Vesuvio ad opera della “Sibilla Cumana”, ciò giustifica la mancanza di “presunti” tasselli, emblemi dell’opera distruttrice dell’eruzione. Inoltre la certezza che si parli di Napoli è fornita direttamente dall’opera, nella quale è presente un grande pino e in prospettiva, nel fondo, proprio il Vesuvio, l’immagine oleografica della città partenopea nel mondo. Tuttavia nel dipinto non vi è la rappresentazione reale, fisica della Sibilla, però la sua trascendente, ma pur ingombrante presenza è fondamentale per il messaggio da trasmettere al pubblico, infatti, è identificata nell’autore artefice dell’opera stessa. Quest’ultimo, incorniciando l’intero mosaico con una sorta di schermo televisivo non ha voluto limitare la predizione della Sibilla all’unico evento dell’eruzione, ma contrariamente ampliarla e includere in essa l’anticipazione di episodi futuri. Noi però, osservando attentamente il quadro, con un pizzico di fantasia, abbiamo diversamente ipotizzato che forse l’obiettivo dell’autore era conciliare il mondo antico greco-romano, rappresentato dal mosaico, con l’era moderna, rappresentata invece dallo schermo televisivo che funge da cornice. Essendo giunti a tali conclusioni potremmo affermare che il ruolo di preannunciatrice, anticamente svolto dalla Sibilla Cumana, oggi è stato assunto dai Mass-media.   

 

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