Il Dies Irae è uno degli esempi più noti di poesia religiosa in lingua latina delle origini. In genere viene attribuito a Tommaso da Celano, ma è considerato da alcuni di autore anonimo. Il tema del Dies Irae è la fenomenologia dellApocalisse, introdotta nelle prime due strofe dalla sua profezia. Veri e propri testimoni sono Davide e la Sibilla Cumana. Il primo è un elemento prettamente cristiano in quanto successore di Saul al regno di Israele; la seconda, una figura pagana. Essa accresce la credibilità della profezia quasi a renderla più tragica e assoluta, come a dire che lo Spirito di Dio ha fatto preannunziare ai mortali in ogni epoca il tremendo giorno dell'ira.
Il "Dies Irae" può essere considerato, o perlomeno accostato alle Sacre Rappresentazioni, anche se esso, più che essere rappresentato, veniva cantato allintero di cerimonie religiose. Il ruolo della Sibilla, in questo caso, perciò, rappresenta il punto di incontro tra culti pagani e cristiani. Questa rivalutazione della figura della Sibilla può essere ricondotta senza dubbio al fatto che a trattarne i "poteri" (o meglio lautorità) profetici siano stati sia scrittori pagani (Virgilio) sia scrittori cristiani (Lattanzio); inoltre essa era vista anche come figura ideale per poter essere ripresa dal pantheon pagano della mitologia per essere affiancata a quelle di profeti biblici per lannunciazione di vita, morte e resurrezione di Cristo.
Inoltre, dal punto di vista delle Sacre Rappresentazioni, nel "Dies Irae" si possono trovare elementi che, senza ombra di dubbio, derivano da una visione "cristiana" e da una particolare interpretazione della IV egloga di Virgilio. Infatti, il ritorno di unetà delloro viene visto come un segno evidente dellimmortalità delluniverso, che nel mondo cristiano è garantita solo dalla venuta di Cristo. È appunto questa interpretazione di Virgilio che da vita, come ci si può rendere conto dai versi del "Dies Irae", alla cosiddetta "attesa messianica", di unautorevolissima profezia di una prossima apocalisse.
Nel componimento vi è un accorato appello al Messia da parte del popolo. È chiaro che la testimonianza della Sibilla e di David devono convincere che è ormai il tempo della fine mentre il "Mundus in discrimine iacet involutus". In questi versi, che in un certo senso testimoniano anche la colpevolezza del popolo considerato come causa principale della fine del mondo, il "reo" cerca di impietosire il Dio. I versi "Quantus tremor est futurus/ quando iudex est venturus" delineano precisamente i timori umani che si concludono nella speranza che Dio chiami lanima tra i beati: "Voca me cum benedictis".
La mondanizzazione della Chiesa col progressivo passaggio dal Dramma Liturgico alle Sacre Rappresentazioni vere e proprie rappresenta un fenomeno culturale di grande importanza, che testimonia il completo sovrapporsi del mondo Cristiano a quello Pagano. Il componimento sottolinea, ancora una volta, l'importanza della IV ecloga nell'evoluzione della figura della Sibilla Cumana, evidenziandone anche l'importante ruolo politico che aveva assunto fin dai tempi di Augusto.