Questa miniatura risale al VI sec. d.C. e fa parte del Codice
Vaticano.Qui la Sibilla si trova in compagnia di Acate ed Enea davanti al tempio di
Apollo. La profetessa ci appare vecchia; abbiamo, dunque, un chiaro riferimento al topos
della Sibilla longeva, che abbiamo precedentemente trovato sia in Virgilio nell'Eneide e nella
IV ecloga sia nelle Metamorfosi di Ovidio.
La donna
indossa una tunica con un mantello e ha un turbante che, forse, ne vuole evidenziare
le origini orientali. Nell'Eneide la Sibilla ha un
duplice ruolo: quello di profetizzare ad Enea i suoi destini futuri e quello di
accompagnarlo negli inferi dal padre Anchise; forse è proprio quest' ultimo significato
che qui vuol essere maggiormente sottolineato; infatti la sibilla non viene rappresentata
con nessun libro, con nessun papiro né sembra dall' espressione del volto che stia
dicendo qualcosa; oltretutto precede i due uomini proprio come se li stesse guidando. Essa
ha nella mano sinistra un ramo fiorito che si può identificare, nell'ipotesi più
attendibile, col ramo che la stessa Sibilla fece cogliere ad Enea per offrirlo in dono a
Proserpina; è un simbolo di vita e allo stesso tempo una sorta di protezione, un amuleto
quasi, per entrare negli inferi. Nella mano destra la Sibilla ha un serpente particolare
certamente degno di nota. Esso è simbolo di fecondità e immortalità. Potrebbe da
un lato ricollegarsi alla Grande Dea in quanto era un simbolo a lei connesso.
Inoltre sappiamo che lo scontro tra le forme religiose dell'antica Europa e quelle
Indoeuropee portò alla detronizzazione della Grande Madre e fece si che i suoi rituali e
simboli fossero ereditati da profetesse come la Sibilla. D'altro canto il serpente
potrebbe essere riferito ad Hera, che per uccidere Latona, madre di Apollo e amante di
Zeus si trasformò in serpente. L'oracolo dell' Averno probabilmente era associato ad
Hera, che veniva venerata in territorio cumano come divinità ctonia e solo in seguito le
subentrarà Apollo.