In tali rappresentazioni, che appartengono al XVII sec. e fanno dunque parte dell'età barocca, le Sibille sono raffigurate in modo molto simile. Nell'opera del Domenichino che è cronologicamente antecedente, in quanto risale al 1616-17, la Sibilla è rappresentata come una giovane donna dai lineamenti dolci e la carnagione chiara; essa indossa un vestito con un manto, che sono entrambi molto più lussuosi e fini rispetto alle rappresentazioni precedenti. La Sibilla ha sul capo un turbante, che forse ne vuole evidenziare le origini orientali, anche quest'ultimo, come del resto tutto l'abbigliamento è particolarmente ricco.In questo caso la Sibilla è dipinta con i capelli chiari, fatto insolito visto che nelle precedenti rappresentazioni li aveva sempre di colore scuro. La Sibilla in quest'immagine ha tra le mani un rotolo e un libro aperto, sembra si voglia dunque rilevare la funzione di profetessa, la donna però non presta attenzione né al libro né al rotolo e il suo sguardo è rivolto verso l'alto.

Il dipinto del Guercino è datato intorno al 1650, anche qui la Sibilla, giovane e dal
viso angelico, indossa un vestito e non una tunica, in ogni modo l'abito non è cosi
lussuoso come il precedente. I capelli sono raccolti e ha sul capo un turbante che si
accosta maggiormente a quello delle precedenti raffigurazioni come quella di Michelangelo
e del codice Vaticano. La donna ha tra le mani un libro aperto, anche se il suo sguardo è
rivolto al putto che la accompagna e le indica una tavola alla quale è appoggiato; la
stessa tavola potrebbe essere quella dei dieci comandamenti. Oltre al libro che ha tra le
mani la Sibilla, ne sono dipinti due sul pavimento e un altro sotto i piedi del putto.
Anche il Guercino come il Domenichino evidenzia la funzione profetica attestata da libri e
rotoli come nella maggior parte delle Sibille cristiane.