Quest'opera, realizzata da Gian Maria Morlaiter, consiste in una statua di terracotta (proprio come la maggior parte delle opere di questo scultore) ed e' ora custodita a Venezia, nel museo dell'arte veneta: Ca' Rezzonico. Qui sono presenti molti bozzetti in terracotta di Morlaiter e altri autori, tra cui la statua del ratto di Proserpina. Non ci sono notizie certe, ma si pensa che la scultura possa risalire ad un periodo tra il 1755 e il 1760, alcuni anni dopo la fondazione dell'Accademia di Belle Arti a Venezia. E' stata in seguito restaurata nel 1980 da Lucia Bassotto poiché presentava alcuni particolari mancanti ed era ricoperta da una patina scura dovuta al deposito di polvere e di sostanze grasse.Il restauro e' consistito nella rimozione di queste ultime mediante cloruro di metilene applicato in piccole zone e quantità; rimozione dei depositi polverosi con impacchi di polvere assorbente(seppiolite) veicolati in acqua demonizzante; sostituzione di alcune piccole parti mancanti che erano state precedentemente integrate con tozze copie in gesso. Le due figure rappresentate sono il dio degli inferi Plutone e la sua sposa Proserpina. Il momento scelto dall'autore è il culmine dell'azione: le massicce braccia del dio si stanno chiudendo per afferrare il tenero corpo della fanciulla appena catturata; egli, incurante della sofferenza che traspare dal viso della giovinetta, la solleva con forza per poi metterla nella carrozza e scomparire nelle viscere dell'inferno. I corpi sono ben modellati sia per quanto riguarda il viso che la muscolatura. Si riconosce subito il segno sicuro e scattante dell'autore e la sua vena di brio; non sfuggono neanche la grazia e l'eleganza proprie del rococò, messe in risalto dal particolare uso della linea che si sviluppa spesso in riccioli, come si può osservare in vari particolari dell'opera, tra cui la barba del dio e il motivo sul piedistallo. Dal complesso della scultura, traspaiono molto i ritmi, dinamici e ricchi di movimento, e allo stesso tempo però si nota anche l'enorme sforzo che sta affrontando il dio per sollevare la fanciulla, che urla e si dimena per liberarsi. La scelta della terracotta fa sì che scompaia quasi del tutto una delle caratteristiche fondamentali del periodo precedente, vale a dire del Barocco: la luminosità. Infatti, l'opera appare più cupa rispetto ad esempio alla statua del Bernini che è stata realizzata nel periodo precedente. Confronto con Bernini e con Ovidio Proserpina, figlia di Cerere, era vista da Ovidio come una fanciulla vergine che sperava di restare tale, ma per volontà divina fu costretta ad unirsi a Plutone, dio degli inferi. Era una ragazza spensierata, semplice, scherzosa con le amiche, e aveva la passione tipica dei fanciulli nel fare le cose. Era inoltre molto sensibile, tanto che anche la caduta dei fiori che aveva colto le toccò il cuore. Ella vedendosi presa cosi di forza da Plutone e rapita per amore (basti vedere la statua di Morlaiter), rimase impaurita e cercò inutilmente di invocare aiuto dalle amiche e dalla madre. Anche quando ormai è rassegnata ad essere la consorte del dio Plutone, divenendo quindi regina degli inferi, rimane triste e spaurita in quel mondo oscuro. Proserpina è molto amata dalla madre Cerere, che la cerca da tutte le parti per lungo tempo, disperandosi, finchè non ebbe notizia dell'accaduto. L'ingenuità della vergine, che aveva rotto il digiuno succhiando sette granelli di melograno, e' messa molto in risalto da Ovidio, e le creerà molti problemi, in quanto resterà per sempre legata al mondo degli inferi, tanto che ci dovrà tornare per sei mesi l'anno. La sensibilità, la spensieratezza e l'ingenuità possono essere anche dedotte, nella scultura, dallo sguardo spaurito della ragazza che cerca invano di chiamare aiuto. Nell'opera del Bernini la postura notevolmente contorta delle due figure in lotta fa apparire la scultura meno realistica di quella di Morlaiter. Il momento scelto dai due autori e' lo stesso: il dio Plutone che solleva di forza Proserpina per rapirla. Nella statua del Bernini il corpo della fanciulla appare più tenero e aggraziato e anche nel complesso si nota molto l'aerea leggerezza, l'azione verso l'alto e gli effetti di luminosità.I due corpi sembrano muovere lo spazio circostante coinvolgendo lo spettatore nella scena.L'eccezionale realismo dei particolari contribuisce a rendere vivo il dramma. Sebbene ci siano alcuni aspetti comuni nei due autori, come la grazia, l'eleganza e i ritmi dinamici essi sono presenti in misura maggiore nell'opera di Bernini. Infatti, la scena scolpita da Morlaiter appare reale, i due corpi sono più massicci e non sembra che si elevino verso l'alto.Il corpo della vergine, pur mantenendo la grazia e l'eleganza, è meno perfetto e dal suo volto traspare molto meglio lo sgomento provato in quel momento.Anche il suo corpo è massiccio ma ha una muscolatura meno accentuata. La scelta della terracotta da parte di Morlaiter fa sì che la sua scultura sia agli occhi della gente meno luminosa e avvolta nell'oscurità. Gian Maria Morlaiter Scultore italiano(Villabassa di Pusteria 1699-Venezia 1781). Formatosi a Venezia, a contatto con l'opera del Tiepolo e del Pittoni, si affermò come il più interessante rappresentante della scultura veneta rococò che egli interpretò con squisita eleganza di modellato, raffinato pittoricismo, segno scattante e sicuro.Tra le opere più note,tutte a Venezia,i Santi per la chiesa dei Gesuati,s.Girolamo Miani per la chiesa della Salute, una serie di bozzetti, ora conservati al Museo di Palazzo Rezzonico. Care', Lattanzi, IV sez. D
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