Niccolò Ciccignani, detto il Pomarancio, riprende in una delle sue opere, risalente circa alla metà del 1500, il tema del ratto di Proserpina. Il quadro è ora custodito presso il Palazzo della Cargna in Castiglione del lago (Umbria), e più precisamente nella sala di Proserpina. Il dipinto, però, rimane un mistero, poiché non si sono riuscite a capire con certezza le identità dei due personaggi che compaiono. Ma, considerando che lo sfondo, di color celeste e illuminato da una luce gialla, in qualche modo richiama l’Olimpo, sede degli dei, sembrerebbe che i protagonisti siano rispettivamente Cerere e Giove. Infatti, secondo il mito, la dea, madre di Proserpina, si recò dal re degli dei per chiedere di salvare la figlia rapita da Plutone. Per quanto riguarda Giove, è possibile notare come il manto rosso che indossa sia caratteristico dell’iconografia di Plutone, e anche che egli è affiancato da un uccello nero, probabilmente Ascalafo, un dio minore, che fu trasformato “in rostro, con piume, grandi occhi, ali fulve e lunghi artigli” da Persefone giacché svelò il segreto della fanciulla, che, condannata a passare una parte dell’anno nel regno dei morti, aveva rotto il suo digiuno (“E fu l’uccello lugubre che annunzia prossimi lutti, fu l’ignavo gufo, agli uomini mortali augure infausto”).Riguardo alla presenza del volatile, poi, bisogna ricordare che in Grecia si usava sacrificare al re degli Inferi Ade (chiaro quindi l’accostamento tra Giove e Plutone) animali corvini nel corso delle ore notturne. Infine, necessitano una certa attenzione il ventre della dama, colorato di verde, la sproporzionalità dei corpi rispetto agli arti e al capo, e anche la particolare atmosfera che avvolge i personaggi. La scelta della colorazione potrebbe indicare la natura di Demetra, in quanto dea della Terra e delle coltivazioni, mentre riferendoci all’atmosfera, si può sicuramente definire totalmente tranquilla e ovattata, perché illusoria e isolata dalla realtà.
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